Chi produce davvero i prodotti a marchio del supermercato? Non serve chiederlo a nessuno: la risposta è già stampata sulla confezione. Due indicazioni obbligatorie — il marchio di identificazione ovale e la sede dello stabilimento — permettono di risalire allo stabilimento che ha prodotto quell’alimento, e il Ministero della Salute mette a disposizione l’elenco pubblico per farlo. In questa guida trovi il metodo, passo per passo.

È la domanda che si fanno tutti davanti allo scaffale del discount: ma questi biscotti chi li fa davvero? Spesso la risposta è “la stessa azienda che produce la marca famosa”, e altrettanto spesso è una leggenda metropolitana.
La buona notizia è che non serve fidarsi di quello che si legge in giro: gli strumenti per verificarlo da soli esistono, sono gratuiti, e sono più semplici di quanto sembri.
Le due indicazioni che dicono la verità
Sulla confezione di un alimento preimballato ci sono decine di informazioni. Per il nostro scopo ne contano due, e sono obbligatorie per legge.
1. Il marchio di identificazione, l’ovale
È quel bollo ovale che trovi su formaggi, salumi, carne, pesce, uova, latte e derivati. Lo impone il regolamento (CE) n. 853/2004, e riguarda i prodotti di origine animale.
Dentro l’ovale ci sono tre informazioni:
- La sigla del paese — due lettere, per l’Italia
IT - Il numero di riconoscimento dello stabilimento — assegnato dall’autorità sanitaria dopo un’ispezione, ed è quello che ci interessa
- La sigla CE (o UE)
Lo sapevi?
La sigla CE sta lasciando il posto a UE. I marchi con la vecchia dicitura potranno essere usati fino al 31 dicembre 2028, e i prodotti che la riportano potranno restare sul mercato anche dopo. Quindi per qualche anno vedrai entrambe le versioni sugli scaffali, ed è del tutto normale.
2. La sede dello stabilimento
E i prodotti che di origine animale non sono — pasta, biscotti, conserve, olio? Lì l’ovale non c’è, ma c’è un’altra indicazione.
Dal 5 aprile 2018, per effetto del decreto legislativo 145/2017, sulle etichette dei prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore va indicata la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento.
Va indicata la località, non necessariamente il nome dell’azienda. Ed è proprio quel dettaglio geografico che spesso risolve il mistero: quando su una confezione anonima leggi il nome di un comune, e in quel comune c’è un solo grande stabilimento alimentare, hai già capito.
Il consiglio
L’indicazione della sede dello stabilimento può essere omessa se sull’etichetta c’è già il marchio di identificazione ovale. È il motivo per cui su un formaggio trovi l’ovale ma non sempre l’indirizzo: le due indicazioni si sostituiscono a vicenda. Se non trovi una, cerca l’altra.
Come si fa la verifica, passo per passo
Il metodo funziona sempre allo stesso modo, qualunque sia l’insegna del supermercato.
- Primo — trova l’ovale. Di solito è sul retro o su un lato, a volte impresso sul film trasparente. Segnati il numero di riconoscimento: è la parte centrale, dopo
IT. - Secondo — apri l’elenco del Ministero della Salute. Il ministero pubblica gli elenchi degli stabilimenti riconosciuti ai sensi del regolamento 853/2004, consultabili gratuitamente online e aggiornati periodicamente. Una scorciatoia che quasi nessuno conosce: lo stesso elenco è pubblicato anche come file aperto e scaricabile, con tutti gli stabilimenti italiani riconosciuti — numero, ragione sociale, indirizzo e prodotti. Si apre con un foglio di calcolo e si cerca il numero con «trova»: è la stessa informazione, senza dover navigare il portale.
- Terzo — cerca il numero. L’elenco restituisce lo stabilimento a cui quel riconoscimento è assegnato, con ragione sociale e comune.
- Se l’ovale non c’è, leggi la sede dello stabilimento sull’etichetta e parti da quella.
Attenzione
Il numero identifica lo stabilimento che ha prodotto o confezionato, non necessariamente il proprietario del marchio famoso. Uno stesso stabilimento può lavorare per più committenti — e questo è precisamente il motivo per cui certi prodotti si somigliano — ma non vuol dire che il prodotto sia identico: capitolato, ricetta, materie prime e controlli li decide chi commissiona, e possono essere diversi anche a parità di linea produttiva.
“Stesso stabilimento” non significa “stesso prodotto”
È l’equivoco più diffuso di tutti, e vale la pena smontarlo.
Quando un’azienda produce per conto di un’insegna, lavora su un capitolato: un documento che stabilisce ingredienti, percentuali, provenienze, parametri di qualità e controlli. Due prodotti che escono dalla stessa fabbrica possono avere capitolati molto diversi.
Le differenze stanno spesso in dettagli che l’etichetta racconta, se la si legge:
- La percentuale dell’ingrediente principale — è obbligatoria quando l’ingrediente è nel nome o in evidenza, ed è il confronto più onesto che puoi fare
- L’ordine degli ingredienti — sono elencati per quantità decrescente: se lo zucchero sale di posizione, il prodotto è diverso
- L’origine delle materie prime, dove indicata
- La lunghezza dell’elenco — additivi e aromi in più raccontano una scelta di formulazione diversa
Il consiglio
Il confronto vero si fa con le due confezioni in mano, guardando le percentuali. Ci vogliono trenta secondi al banco, e dicono molto di più di qualunque discussione online su chi produce cosa.
Perché vale la pena saperlo fare
Non è solo curiosità. Saper leggere queste due indicazioni serve in tre situazioni concrete:
- Quando c’è un richiamo alimentare — gli avvisi di richiamo indicano il prodotto proprio tramite il marchio di identificazione e il lotto. Saperlo leggere ti dice in trenta secondi se il pacco che hai in dispensa è coinvolto o no
- Quando vuoi capire se stai risparmiando davvero — a volte sì, e parecchio. Altre volte il prezzo più basso corrisponde a un capitolato più povero
- Quando vuoi comprare vicino a casa — la sede dello stabilimento ti dice dove è stato fatto davvero quel prodotto, al di là del nome sulla confezione
In breve
- L’ovale (Reg. CE 853/2004) sui prodotti di origine animale: sigla del paese, numero dello stabilimento, CE o UE.
- La sede dello stabilimento sugli altri prodotti preimballati, obbligatoria in Italia dal 5 aprile 2018.
- L’elenco del Ministero della Salute è pubblico e gratuito: dal numero si risale allo stabilimento.
- Stesso stabilimento non vuol dire stesso prodotto: il capitolato lo decide chi commissiona.
- Il confronto onesto si fa sulle percentuali degli ingredienti, non sulle voci di corridoio.
Se vuoi vedere il metodo applicato a un’insegna concreta, abbiamo raccolto negli anni diverse verifiche: da chi produce i prodotti Eurospin alle linee specifiche come Dolciando e Land, fino a quali prodotti convengono e quali no.
Il metodo però non è legato a un’insegna sola: le stesse due indicazioni si leggono su qualunque confezione. Se fai la spesa altrove, trovi la mappa dei marchi in chi produce i prodotti Lidl — Italiamo, Deluxe, Vemondo e gli altri sono nomi dell’insegna, e per risalire a chi c’è dietro si guardano esattamente l’ovale e la sede dello stabilimento.
Riferimenti normativi: regolamento (CE) n. 853/2004 per il marchio di identificazione; decreto legislativo 15 settembre 2017 n. 145, applicabile dal 5 aprile 2018, per l’indicazione della sede dello stabilimento; elenchi degli stabilimenti riconosciuti pubblicati dal Ministero della Salute. Informazioni verificate ad agosto 2026.
