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Susumaniello, alla scoperta del famoso vitigno autoctono del Salento

susumaniello - vini pugliesi - Ricettepercucinare.com

Il Susumaniello è un vitigno autoctono della Puglia, in particolare del Salento, una subregione rinomata per la sua lunga tradizione vitivinicola. Poco conosciuto rispetto ad altre varietà italiane, il Susumaniello è emerso negli ultimi anni nel panorama dei vini pugliesi come un gioiello da riscoprire e valorizzare grazie al suo potenziale enologico e alla capacità di raccontare il territorio da cui proviene.

Origini e storia di un vitigno forse poco conosciuto

Il nome “Susumaniello” deriva dal dialetto locale e significa “somarello” o “asinello”. Questo termine si riferisce probabilmente alla produttività iniziale del vitigno, che, durante i primi dieci anni di vita, produce un’abbondante quantità di uva, come se fosse “caricato come un asino”. Tuttavia, dopo questa fase iniziale, la resa cala drasticamente, concentrando così la qualità nei grappoli più maturi. Sebbene le origini precise siano incerte, si ritiene che il Susumaniello sia stato importato in Puglia dai mercanti dalmati o greci, un’ipotesi avvalorata dalla presenza di antiche rotte commerciali marittime nella regione.

Caratteristiche del vitigno

Il Susumaniello è un vitigno a bacca nera, caratterizzato da grappoli di dimensioni medie e da acini piccoli, dalla buccia spessa e ricca di antociani. Questa composizione rende le uve adatte alla produzione di vini dal colore intenso e dalle ottime potenzialità di invecchiamento. La pianta è rustica e resiste bene al clima caldo e asciutto del Salento, adattandosi perfettamente ai terreni calcarei e argillosi tipici della zona.

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In vigna, il Susumaniello si distingue per la sua capacità di resistere al vento e alla siccità, ma la sua produttività varia significativamente nel corso degli anni: inizialmente abbondante, come accennato, e poi più contenuta, ma qualitativamente superiore.

Vini da Susumaniello: profilo organolettico

I vini prodotti con uve Susumaniello presentano caratteristiche peculiari che riflettono il terroir pugliese. In genere, si tratta di vini dal colore rubino intenso con sfumature violacee, che al naso esprimono un bouquet complesso, dominato da note di frutti di bosco, prugna, ciliegia nera, spezie dolci e accenni di erbe mediterranee. Al palato, il Susumaniello si distingue per la sua freschezza e per una struttura tannica elegante e mai invadente, con una buona acidità che lo rende versatile a tavola.

Oltre ai vini rossi, il Susumaniello è spesso utilizzato per produrre rosati di grande personalità, particolarmente freschi e aromatici, ideali per valorizzare le pietanze della cucina mediterranea.

La rinascita del Susumaniello

Dopo un lungo periodo di marginalizzazione, durante il quale il vitigno era stato quasi dimenticato o relegato a ruoli secondari in blend con altri vitigni, negli ultimi decenni il Susumaniello ha vissuto una vera e propria rinascita. Molti viticoltori pugliesi hanno iniziato a rivalutarne le potenzialità, concentrandosi su produzioni di qualità e investendo in vinificazioni monovarietali per esaltarne l’identità. Questa rinascita è stata favorita anche dalla riscoperta dei vini autoctoni, sempre più apprezzati per la loro capacità di raccontare il territorio e per l’unicità dei loro profili sensoriali.

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Abbinamenti gastronomici

Il Susumaniello si presta ad accompagnare una vasta gamma di piatti. I vini rossi più strutturati si abbinano bene con carni rosse, cacciagione, formaggi stagionati e piatti tipici della tradizione pugliese come l’agnello al forno con erbe aromatiche. I rosati, invece, sono ottimi con piatti a base di pesce, frutti di mare, antipasti di terra e formaggi freschi.

Conclusioni

Il Susumaniello è un vitigno che rappresenta al meglio il legame tra la viticoltura salentina e la valorizzazione dei vitigni autoctoni. La sua riscoperta è un simbolo della rinascita del territorio e della voglia di innovare senza perdere di vista la tradizione. Chi ha la fortuna di degustare un buon vino Susumaniello può assaporare la storia, la passione e l’autenticità di una terra che da secoli parla il linguaggio del vino.