Starbucks Coffee in Italia: perché non arriveranno mai

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Il caffè è un vero e proprio rito in Italia: consumato in modo veloce, magari proprio in piedi al bancone, e in tantissime diverse personalizzazioni, non sembra essere concepibile come un momento di relax seduti alla tavola come invece è inteso nel caso del modello di Starbucks, la popolare catena di caffetterie che è un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro i quali intendono il caffè alla maniera anglosassone e statunitense.

L’Italia e Starbucks Coffee: i motivi dell’assenza

Ciò che colpisce di più, nella vicenda che riguarda Starbucks e l’Italia, è sicuramente il fatto che tra il brand statunitense e Autogrill esista una collaborazione sotto forma di licenza nientemeno che in Irlanda, Canada e Stati Uniti, e questa partnership ha portato alla gestione di ben 286 caffetterie da parte del gruppo italiano, senza tuttavia che potesse derivarne in seguito uno sviluppo anche nel nostro paese.

Perché, quindi, la società stelle e strisce continua a perseverare nella sua posizione di contrarietà al lancio sul mercato nostrano del suo brand, attraverso l’apertura delle celebri caffetterie in quelle location strategiche che, da sempre, si rivelano essere un successo di pubblico, proprio perché Starbucks è sempre a portata di mano dove serve veramente?

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Ebbene, le ragioni sono molteplici, ed alcune potrebbero fin quasi apparire ovvie a chi conosca le nostre abitudini e il modello di business del gruppo americano: prima di tutto, il caffè ha un prezzo pari a 80 centesimi (mediamente) nel nostro paese, contro un costo che è generalmente pari a tre volte tanto da Starbucks. Se questa motivazione non bastasse, si potrebbe considerare un’altra realtà: in Italia, il numero di bar per abitanti è molto elevato, con una concorrenza notevole.

Come già abbiamo detto prima, il caffè viene bevuto in modo rapido al bancone, è difficile che ci si sieda al tavolo per consumarlo e, ancora, l’abitudine della tazzina di ceramica è troppo forte per essere cancellata attraverso l’uso di quelle di plastica. Altro quesito che ci si può porre, è poi quello relativo al caffè bevuto passeggiando, tipico del concetto di caffè take away: sarebbe immaginabile qualcosa di simile da noi?


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